Pagine

mercoledì 20 aprile 2011

Tutti al mare!

Sabato 14 maggio: Down Town Miss and Out: gara ciclistica ad eliminazione su circuito urbano. Non ve ne ho ancora parlato ma è il grande evento che stiamo preparando a Genova.
Per ora, però, vi anticipo cosa succederà la domenica:
una bella pedalata con destinazione da decidere al momento...ma portate il costume!



http://www.freemindgenova.com/

http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=178139648902833

http://www.fixedforum.it/forum/topic/11612-freemind/page__p__159583__fromsearch__1#entry159583

lunedì 4 aprile 2011

GE-MI-TO


Un gemito lungo 155 km e durato 4 ore e 50, ma che si è concluso in uno dei templi del ciclismo italiano: il motovelodromo di Torino.

Genova -> Milano -> Torino

Pochi fatti da raccontare, perchè dopo un po' che le gambe girano entri in una dimensione astratta i cui i rettilinei si misurano in pedalate, le ore in migliaia di battiti cardiaci e la febbre in numero di volte che ti soffi il naso.
Questa volta il mangime energetico non mancava, a portata di mano nella borsetta da manubrio. Mancava la salute, e mancava qualche litro di acqua. Se non avessi avuto la febbre sabato...e se non avessi dovuto fermarmi per comprare acqua...
Ma "la storia non si fa nè coi sè nè coi ma", quindi non mi resta che godere di questo sedere dolorante e della sensazione di aver davvero pedalato forte! Io c'ho provato a stare coi "big", ma dopo una decina di km a ruota a 47 all'ora mi si stavano svitando le rotule, all'ora ho perso terreno. Pensavo di aver trovato il passo giusto nel gruppo di Rocco, ma è finita l'acqua e loro non avevano nessuna intenzione di fermarsi quindi, di nuovo, son rimasto indietro. La mia salvezza è stato il gruppetto con cui ho fatto gli ultimi 50 km. Eravamo in 4, quasi tutti davamo i cambi, ed avevamo un torinese (10cento) a guidarci. Le svolte le sapeva tutte ed al velodromo ci siamo arrivati neanche troppo cotti.
La gara è stata fantastica! Soprattutto grazie a questo gruppone di appassionati che quando si corre hanno il coltello fra i denti, ma poi ti fanno slogare la mandibola dalle risate quando ti abbiocchi sul prato al sole, in mezzo alle paraboliche del velodromo.
Grazie Ciclistica per aver organizzato questa sgambata! Grazie a tutti! Vado a mettermi la pomatina sulle chiappe e sulle ginocchia...

lunedì 28 marzo 2011

Sbagliando si impara...spero


Fra 6 giorni c'è la Milano Torino, una pazzia a scatto fisso. Non volendo arrivare impreparato oggi pomeriggio sono andato a fare un test distruttivo e l'esito è stato abbastanza deleterio.
Ho imparato che NON si possono fare 100 km, 1370 m di dislivello, ad una media di 26,6 km orari con una sola pausa, con una borraccia da 33 cl, senza lo straccio di uno spuntino, solo con la giacca a vento a marzo fra le 17 e le 21.
Uscito da lezione alle 3 sono tornato a casa ed ho pensato: certo che andare a Torino senza aver mai provato neanche una lunga distanza (max nelle ultime settimane 50 km con Jaca) sarebbe un po' da sprovveduti! Ho quindi preparato la bici (giacca a vento e attrezzi sul portapacchi) e sono partito alla volta di Sestri Levante.
L'andata è filata liscia come l'olio! In 2 ore ero là a fare stratching sul lungomare e a godermi i colori del sole sulle nuvole. Mi sentivo una roccia, tutto solo per quasi 60 km. Le gambe un po' durette ma la sensazione di essere in buona forma. Certo che la salita delle Grazie non mel'aspettavo così...una bella botta! Alla fin fine la parte in piano sono solo i km tra Chiavari e Sestri. Tutto il resto è un mangia e bevi. Però cel'avevo fatta ed ero pronto a tornare indietro.
Tutto è filato liscio fino in cima alla Ruta (il passo per superare il promontorio di Portofino). Ho anche raggiunto un ciclista in salita ed abbiamo un po' chiacchierato del più e del meno. Dopo la discesa, però, ero finito! Le gambe non spingevano più, avevo il fiatone, i colori del tramonto non mi sembravano più un invito all'esultanza, ma solo un presagio della notte in arrivo. Scedeva il buio e cominciava a fare freddo, ma ero ancora a 20 km da casa. La media è calata vertiginosamente, ho cominciato a sentire dei dolorini alla schiena e al collo, e uno strano formicolio alle mani.
Una sensazione stranissima, quasi come aver bevuto troppo.
Arrivato a Nervi mi sono fermato in un bar a farmi riempire la borraccia ed ho bevuto un po' di sorsi. Era freddissima, quindi ho lasciato perdere. Mi sono messo a fare un altro po' di statching poi ho continuato, lemme lemme, la mia odissea. Con grande disonore, però, all'altzza di Quarto, ho deciso che era l'ora di chiudere il test: ho preso il tereno e sono tornato a casa con la coda fra le gambe.
Il pomeriggio, ora che lo vedo seduto sul divano, con la pancia piena e al caldo, non è stato così negativo. Se ce la faccio da solo, in gruppo domenica sarà più facile. Non so quanto di più riuscirò a spingere, con che gruppo riuscirò a fare la gara; ma penso di poter arrivare in fondo vivo, che per ora è quello che conta.
Mi ha molto impressionato la velocità a cui ho avuto il crollo. In dieci minuti sono passato da una piacevole stanchezza ad una terribile sensazione di non potercela fare da solo. Di sicuro domenica prossima non mi dimenticherò di mangare prima e, soprattutto, durante la gara. Sbagliando si impara...

Esplosioni

http://www.flickr.com/photos/ciclofficinagasolio/5554369260/in/set-72157626335971610/
http://www.flickr.com/photos/28458478@N08/5544648286/
http://www.flickr.com/photos/ciclofficinagasolio/5553783919/in/set-72157626335971610/
http://www.flickr.com/photos/28458478@N08/5544168023/
http://www.flickr.com/photos/ciclofficinagasolio/5553783639/in/set-72157626335971610/

Esplode la primavera
esplodono i temporali
esplodono le bombe
espolodono i semi di mais
esplodono le orecchie se ti suonano il clacson
esplode il cervello quando cerchi di scrivere la tesi

Ed esplodono anche le gomme.
All'SP-Ring Race di Cologno, sabato 19, mi è successo proprio questo, durante la prima gara con Fra, ed ho dovuto ritirarmi. Era una gara ad inseguimento, 3 giri su un anello di 250 metri nato come pista di pattinaggio, quindi non inclinatissimo. Già mentre mi riscaldavo con Perego, Huxley e Bocchi mi ero accorto che il percorso non si addiceva a Butch, la mia bici: ho il movimento centrale basso, ed nonostante le pedivelle da 165mm ed i pedalini toccavo a tutte le curve.
Fra (squadra corse Cannone) è un ragazzo di Firenze che conosce gente che conosco io. Insomma, il solito mondo sempre più piccolo. E' stato a Bali a fare design di interni e a montare biciclette (http://www.deusbaliblog.co.id/) ed è tornato da poche settimane. Il nostro scontro è il secondo del tabellone. -3 -2 -1 VIA!! Parto forte, tocco in curva, e al primo mezzo giro sono d'avanti, quindi rallento un po'; ma quando torno al punto di partenza siamo di nuovo più o meno pari. Do un'altra accelerata. Adrelanlina nell'aria, sguardo fisso sull'uscita della curva e peso caricato sul manubrio per una conduzione migliore. Tocco di nuovo, quasi all'ultima pedalata della curva, ma questa volta di brutto! Si alza la ruota posteriore, si sposta di lato ed atterra violentemente. Non casco e continuo a spingere, ma ora c'è qualcosa che non va: un rumore ritmato proveniente da sotto la sella accompagna la pedalata.
Continuo ancora per un giro, un po' più piano, ma in curva la ruota non tiene bene e ormai Fra mi sta recuperando. Alla penultima curva, quando manca solo mezzo giro alla conclusione, la camera d'aria esplode. L'impatto fra ruota e asfalto aveva fatto uscire la camera d'aria del copertone in un punto, quindi girando toccava sul telaio. E' già un miracolo che abbia retto per un giro intero!
Scendo, tanto ormai la gara è andata. Fra mi raggiunge e ci avviamo insieme, a piedi, verso il tendone, con Butch sulle spalle. La gara è finita fin troppo presto per me: vengo eliminato anche dalla gara di scatto. Ma la compagnia è comunque piacevole ed il divertimento non finisce.

Prossima puntata: l'apocalisse di Cologno

mercoledì 23 marzo 2011

Istruttore d'altura


E' dura diventare istruttore. Prima c'è il un esame, poi un corso con un altro esame, poi 2 anni di praticantato, poi un altro esame e un altro corso con esame.
Alla fine di questa trafila, però, ti arriva la tanto attesa lettera con la nomina ufficiale. Alla fin della fiera non è che adesso sia un velista migliore di un mese fa. Però cavolo! Un po' me lo sento addosso questo distintivo virtuale. Un po' pesa e un po' inorgoglisce. Più che altro dà un certo senso di appartenenza: mi sembra che con questo corso di 2 settimane sono entrato a far parte di un gruppo; non dico di amici, ma almeno di persone schiette accomunate dalla passione per il mare.
Persone a cui piace discuttere per ore su regolamenti e regolazioni. Che si godono le notti stellate al timone di una barchetta, che trasmettono con passione le loro conoscenze. Persone schiette, come il mare. Rispettose di regole e leggi eterne, ma amiche (se le conosci).

Mi piace questa sensazione!
Se volete fare n giro in barca fatemi un fischio.

lunedì 21 marzo 2011

La Duchessa


Nell'immaginario piacentino e soprattutto parmense, Maria Luigia gode tuttora di un aurea di magnificenza tanto da essere ricordata quale la reggente più amata dal popolo ed il suo governo considerato tra i migliori della storia ducale. A Parma si organizzano regolarmente ogni anno convegni e mostre che raccontano e documentano le opere della sovrana. Sulla tomba di Maria Luigia, nella Cripta dei Cappuccini a Vienna, vengono sempre deposte dai parmigiani in visita i fiori di violetta, uno dei simboli della città.

Ecco spiegato da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Parma_e_Piacenza) il nome dell'alleycat di Parma.

Inizialmente non volevo neanche andare: pioveva, alle 19:30 sarei dovuto essere a Livorno e in treno non ci sarei mai riuscito. Però mi ero messo d'accordo con Garrison per uno scambio di ruote, ed avevo molta voglia di correre, quindi Sarah, che l'ha capito, mi ha prestato la sua macchina.
Parto sotto al diluvio, colonna sonora Jovanotti NY Lab e il Sogno Eretico di Caparezza. Dopo 2 ore di viaggio trovo facilmente il Mu, locale della partenza, saluto e chiacchiero un po' con i conoscenti, sistemo la bici e mi preparo a prendere un sacco di acqua.
Come previsto si parte con mezz'ora di ritardo (sti modenesi...) e non si può fare altro che rimediare pedalando ad un ritmo forsennato. Il gruppetto si forma fin dalla prima rotonda e comprende Giacomo (di Roma), Pier (di Bologna), Giovanni (o meglio Fausto, di Parma) ed un altro parmigiano.
Che dire? E' il gruppo giusto! Cambi regolari, svolte chiamate in anticipo, ci si aspetta quando qualcuno resta indietro. Siamo così veloci che arriviamo al terzo check prima degli organizzatori, ed anche ad uno dei check successivi, quello al negozio "Merlino Cycling". La gara è abbastanza lineare e veloce; attraversiamo duecentomila volte lo stesso ponte saltando da una sponda all'altra del Parma per raggiungere tutti i check. Per via della pioggia non possiamo esagerare, ma ci rendiamo conto di essere ampiamente in testa.
Verso il sesto check perdiamo l'altro ragazzo di Parma, a cui esplode la ruota anteriore. Lo ribecchiamo solo quando, finite tutte le tappe obbligatorie, siamo costretti a tornare da Merlino per il check che avevamo saltato.
Ormai siamo alle pedalate finali. Riconosco le strade, la rotonda...imbocchiamo via del taglio con una svolta a destra, con la coda dell'occhio vedo la macchina e capisco che è il momento di scattare. L'unico rischio è la curva verso sinistra sulla ghiaia per entrare al Mu, ma fila tutto liscio ed entro per primo, seguito da Giacomo, Gio e Pier.
Troppo bella la sensazione di essere primo! fin'ora l'avevo provata solo in barca a vela! Purtroppo non ho molto tempo per godermi il momento di gloria: devo scappare. Merlino vuole a tutti i costi darmi il telaio in premio, anche se io mi sarei accontentato anche di molto meno. La gloria basta e avanza.
Ora che sono a casa lo vedo lì, che non vede l'ora di essere pedalato e strapazzato, di ricevere un nome che si adatti al suo stile. Cavolo, che bello!

giovedì 10 marzo 2011

E questa?


Essere o non essere? Il buon vecchio Amleto aveva ragione: è proprio un problema.
L'altro giorno, tornando a casa, ho trovato questa bicicletta. Non vi dico dove, perchè di sicuro qualcuno andrebbe a prenderla. L'ho vista con la coda dell'occhio, ho skiddato duro (penso di non essermi mai fermato in così poco spazio) e sono subito tornato indietro.
Telaio Rossin Ghibli legato ad una ringhiera solo con un lucchetto sfigatissimo. Ruota anteriore assente, ruota posteriore spezzata. Freni intatti, cavo freno posteriore tagliato, pedali assenti, corona grande piegata, pacco pignoni e deragliatore apparentemente intatti.
La bici è bellissima, solo un po' di ruggine sui foderi posteriori. Ho chiesto all'edicolante che sta li vicino e ha detto che è lì ormai da un mese, ridotta così fin da subito. Gli ho chiesto un foglio ed una penna in prestito e ho scritto un biglietto con i miei dati.
Inizialmente ho pensato che potesse essere una bici incidentata, quindi sono andato dai vigili, ma loro non avevano notizia di incidenti ciclistici nella zona; quindi ora non so cosa pensare. La bici è vicino ad un cassonetto, ma è legata quindi non si può prendere. Se il propietario avesse voluto buttarla avrebbe potuto metterla dentro, ma non lo ha fatto. E comunque ora, dopo quasi 2 settimane, non mi ha ancora chiamato nessuno!
Che pensate? Cosa devo fare?
Essere o non essere un ladro?